
Se si pensa al calcio di questo primo scorcio di ventunesimo secolo, non si può non pensare al Barcellona; principalmente per quanto fatto vedere sul campo, dai tanti successi ottenuti meritatamente in tutto il mondo che l'hanno fatta diventare una delle squadre più vincenti di sempre, fino alla nuova idea di calcio espressa dalla squadra che consegnerà sicuramente ai campioni d'Europa in carica quell'immortalità che solo poche altre squadre hanno ottenuto. Inoltre, anche da un punto di vista dirigenziale, non si può certo negare che la società del presidente Josep Maria Bartolomeu rientri a tutti gli effetti nel gotha del calcio, perché in fin dei conti, anche se il g-14 è stato sciolto nel 2008, è indubbio che non tutte le società abbiano lo stesso peso specifico all'interno tanto delle rispettive federazioni, quanto nell'Uefa. Va da sé che, a prescindere dal blocco del mercato decretato dalla FIFA, fa un certo effetto vedere la società azulgrana aprire una sorta di contenzioso contro la federazione europea, di cui lei stessa è uno dei principali pilastri di tutto l'establishment. Sono pochi i fattori che avrebbero potuto generare una situazione simile, anzi nello specifico si tratta di quell'unico sentimento improrogabile e irriducibile per tutto il "Pianeta Barça", dalla dirigenza ai dipendenti, inclusi, ovviamente i tifosi: il nazionalismo catalano.
Infatti, stasera è prevista una forma di protesta di fronte alla multa di 40.000 Euro comminata dall'Uefa al Barcellona per l'esposizione da parte dei suoi supporters, durante la finale di Champion's League dello scorso anno a Berlino contro la Juventus, e reiterata nella prima partita al Camp-Nou di questa edizione contro il Bayer Leverkusen, dell'Estelada, la bandiera indipendentista della Catalogna, le cui origini risalgono all'inizio del secolo scorso ( più precisamente nel 1903). A differenza dell'originale bandiera catalana, l'Estelada ha un triangolo azzurro sulla sinistra che rappresenta il cielo blu dell'umanità e all'interno risplende una stella bianca che rappresenta il desiderio dei catalani di poter decidere del loro futuro come un popolo indipendente e libero; a partire dalla fine degli anni '60 vi sono varianti con la stella rossa a rappresentare tendenze socialiste sempre maggiori. Quindi, nel match odierno contro il Bate Borisov, oltre 300 volontari appartenenti a quattro organizzazioni indipendentiste catalane (Asamblea Nacional Catalana, Omnium Cultural, Plataforma ProSeleccions Esportives Catalanes e Drets) distribuiranno circa 30.000 bandiere fuori dai cancelli dello stadio, che verranno esposte al momento del fischio d'inizio insieme a due striscioni: “Rispetto per i simboli catalani” e “Libertà di espressione“. La società è stata informata a tempo debito di tale iniziativa e non si è opposta, anzi ha tacitamente appoggiato queste iniziative: Bartolomeu ha infatti incoraggiato i tifosi sostenendo che "La 'Estelada' non è vietata, non fomenta la violenza e rappresenta molti tifosi del Barcellona. La Uefa si è messa in un bel pasticcio". Inoltre, ha addirittura minacciato, di ricorrere al TAS (Tribunale Arbitrale Sportivo), oltre che al Tribunale superiore di giustizia e Corte Europa dei Diritti Umani. Anche i presidenti delle associazioni promotrici dell'iniziativa di stasera sono dello stesso avviso: il presidente di Drets, Sergi Blázquez, ha detto che questa settimana presenterà il caso davanti a un tribunale inferiore per quella che reputa una vera e propria violazione della libertà di espressione contenuta nella Convenzione sui diritti dell'uomo e la Costituzione; Xavier Vinyals presidente della Plataforma ProSeleccions Esportives Catalanes è dello stesso avviso: "Non capiamo perché, dopo tanti anni che mostrano la Estelada nel Camp Nou, l'UEFA vuole impedirci di manifestare con un simbolo simile, trasversale e non vietato in nessun luogo" e ha ricordato che la commissione Affari Internazionali del Parlamento ha approvato risoluzione in difesa di questo segnala come un simbolo democratico e non violento.
Che il Barça sia da sempre uno dei principali vettori per le istanze catalane, non è certo una novità: ciò accade sin dai tempi del franchismo che perseguitò in tutti i modi le velleità autonomiste catalane, fin ad arrivare ai giorni nostri dapprima con la scelta della seconda maglia del club che richiama i colori storici della Catalogna e poi anche grazie ai tifosi che nelle partite in casa al minuto 17.14 lanciano un coro inneggiante all'indipendenza (persa proprio nel 1714) e si rispecchia in quell'azionariato popolare che mai come in questo caso rappresenta una vera e propria adesione ideale e sociale ad un insieme di valori. Al di là di come andrà a finire questa querelle,consci del fatto che non saranno certo 40.000 euro di multa a mandare in bancarotta la società catalana, ci piace constatare come nonostante la parte più nostalgica dei tifosi del azulgrana accusi la società di aver venduto l'anima già a partire dalla prima sponsorizzazione sulla maglia e di non rappresentare più fino in fondo l'animo "culè" dei suoi tifosi più veraci, di essere insomma diventata una versione "progressista" del Real Madrid per via dello stra-potere che esercita dentro e fuori dal campo, i vertici societari non esitino a prendere le parti della propria tifoseria in contenziosi simili, perché la vera magia della "camiseta azulgrana" non è tanto quella di chi la indossa, ma di chi la sostiene e ha fatto del Barcellona "Mas que un club".
Giuseppe Ranieri

