• Home
  • Sport popolare
    • Editoriale
    • Prima pagina
    • Eroi del popolo
    • Fuori dal campo
    • Eventi
  • chi siamo
  • catalogo
  • recensioni
  • interviste
  • contatti

Un nuovo campione del mondo

  • Stampa
  • Email

Nella notte tra il 29 e il 30 novembre 2015 il vero vincitore non è tanto il nuovo campione del mondo dei pesi massimi Tyson Fury, piuttosto lo è suo padre Jonh Fury, un ex pugile innamorato di Tyson al punto da mettere questo nome “pacchiano” al suo virgulto, in barba all’autonomia della prole e alle basilari norme di pedagogia. Un irlandese dal sangue travellers – i gitani autoctoni conosciuti anche con il nome di pavee – che ha proiettato i suoi sogni di atleta fallito sul figlio, crescendolo nella speranza, oggi certezza, di farlo diventare un campione di livello internazionale. Senza complesso di Edipo.

Senza temere di mettere al mondo un Billy Elliot qualsiasi, Jonh Fury se l’è sentita di sfidare le stelle e ora si gode, con sorriso beffardo, la vittoria a lungo sognata. Anche grazie a un permesso speciale che gli ha consentito di lasciare il Regno Unito (dove ha trascorso diverso tempo in carcere per aggressione e violenze) perché persino le rigide autorità inglesi si sono intenerite di fronte a un padre desideroso di vedere il figlio prediletto trionfare.

Perché nella notte fra sabato e domenica 30 novembre, in Germania, è andata in scena la “sua” serata di boxe. All’Esprit Arena di Dusseldorf sono stati venduti oltre 45.000 biglietti per il match valevole per il titolo del mondo dei pesi massimi fra il campione Wladimir Klitschko e lo sfidante Tyson Fury, suo figlio.

 

D’accordo, questo è uno dei paesi in cui più si è investito nella boxe professionistica, sia a livello federale, sia in termini di sponsor, e l’evento in questione non era proprio un’anonima riunione di pugilato – un incontro valevole per diverse cinture di campione del mondo dei pesi massimi atteso da tempo – ma comunque le cifre restano per l’Italia, appannaggio solo del vituperato calcio, ultimo sport di massa ferocemente attaccato negli ultimi tempi sia in termini di repressione che di immaginario, con curve “sezionate”, costo di biglietti lievitati e pay tv “totalitaria”.

Oltre le riflessioni “contro lo sport moderno”, la buona notizia c’è e dimostra che con le dovute attenzioni, la noble art è ancora capace di evocare grandi folle e toccare la pancia del pubblico, almeno in Germania. A conferma che il pugilato non è solo un’esibizione machista di potenza, né uno sport residuale per violenti, piuttosto un vero e proprio spettacolo molto gradito all’uomo comune.

La ghiotta serata per gli amanti del ring vedeva opposti Wladimir Klitschko, fratello del più famoso Vitaly, oggi importante leader di primo piano in Ucraina e sindaco di Kiev, e Tyson Fury, pugile britannico che vive a Manchester ma è di origini irlandesi, imbattuto e strafottente, grande promessa della boxe odierna.

Era da diverso tempo – forse almeno dalla seconda metà degli anni Novanta e dalla sfide incrociate Tyson vs Holifield, Holifield vs Lewis – che la categoria dei pesi massimi non galvanizzava così tanto interesse oltre la ristretta cerchia di appassionati delle sedici corde.

In fondo, prima del regno di Wladimir (64-3), cominciato nel 2004 quando perse per l’ultima volta, c’era stato lo strapotere del fratello Vitaly, ancora più dominante. La dinastia ucraina della “nobile arte” ha monopolizzato la categoria dei pesi massimi per tutto il XXI secolo, annoiando molti spettatori con una boxe non troppo bella da vedere ma oltremodo efficace.

Un pugilato molto tecnico quello dei fratelli Klitschko, fatto di jab e centro del ring, con una scrupolosa scelta della distanza e del tempo, capace di colpire duro senza però esporsi alle reazioni avversarie. Poco spettacolo ma molta “sostanza”.

Alla vigilia il favorito era proprio Vladimir Klitschko imbattuto dal 10 aprile 2004 e soprannominato Steelhammer ovvero “Martello d’acciaio”, ma più di qualche esperto ha notato quanto Tyson Fury avesse le carte in regola per trovare la vittoria e sorprendere il campione. E così è stato.

Il pugile originario di Manchester la boxe ce l’ha nel sangue: proviene da una famiglia di pugili di ottimo livello visto che, oltre il padre, anche il cugino ha combattuto molto sui ring britannici.

Ha anche avuto esperienze nel barecknuckle, un particolare tipo di boxe arcaica a mani nude, combattuta dai gitani irlandesi – i cosiddetti irish travellers o pavee – e molto popolare in diverse parti del Regno Unito, sebbene spesso ai limiti della legalità, capace di muovere una discreta mole di scommesse illegali.

Come ogni incontro iridato che si rispetti, anche questo ha attirato l’attenzione del pubblico fin dalla conferenza stampa di presentazione. Non è mancata neanche una querelle sui guantoni che ha contribuito a rievocare quei tipici battibecchi da “vecchio pugilato” che venivano costruiti ad arte prima di un importante match. Né una conferenza stampa surreale con Tyson Fury vestito da Batman, né un rinvio di un mese dell’incontro, che ha ulteriormente fatto salire la febbre da attesa dello scontro valevole per il mondiale dei massimi.

Insomma gli ingredienti per il grande evento c’erano tutti e le aspettative non sono state tradite. Le cinture in palio erano tre: Ibf, Wbo e Wba, le più prestigiose oltre la Wbc.

Più alto Tyson Fury, oltre i 2.05 metri e imbattuto con 24 vittorie, più esperto e rodato Wladimir che vantava un record di 64 vittorie su 67 incontri.

Ambedue però registravano una carenza: non avevano mai affrontato un avversario veramente alla loro altezza e questo aveva generato costanti rumors rispetto al valore dei due contendenti, considerati da molti esperti del ring come pugili “gonfiati” e “sopravvalutati”.

Coraggioso Tyson Fury, che ha deciso di scambiare a viso aperto, spesso persino a guardia bassa, lavorando molto con il jab e riuscendo a legare quando la pressione di Wladimir diventava insostenibile. Tanto da provocare il campione sconfiggendolo prima di tutto su un piano mentale. Mai remissivo, è stato Fury a gestire l’incontro e a mantenere l’iniziativa. Soprattutto ha mosso continuamente il tronco, lavorando sui “pendoli” e sulle schivate, riuscendo a non offrire mai un bersaglio fermo all’avversario.

E così per i primi sei round l’incontro è proceduto senza particolari scosse, quasi noioso. Con Tyson Fury sempre in movimento, capace di non farsi mettere mai a fuoco dal campione, molto veloce a lavorare con il sinistro. Per la prima volta si sono intuite fin dall’inizio le difficoltà di Klitschko, che ha faticato a trovare i colpi giusti ed è sembrato avere il freno tirato.

Ma è stata proprio la frustrazione del campione a fornire l’arma in più a Fury. Game plan perfetto quello del pugile di Manchester, abilmente seguito all’angolo dallo zio, capace di esaltare le doti tecniche e fisiche dello sfidante che ha concluso il suo capolavoro.

A parte forse un paio di riprese, il dominio di Fury è stato costante: addirittura nell’undicesimo round quando sembra prossimo il k.o. lo sfidante non riesce a mantenere la lucidità e si butta “sbracciando” sul campione, bramoso di chiudere prima del limite.

La campanella del dodicesimo round suona nelle orecchie di Wladimir come una terribile sconfitta. Sebbene alzi il braccio, il pugile ucraino è consapevole di aver perso nettamente, anche se ai punti. Il fratello Vitaly ne è consapevole mentre asciuga le spalle del fratello all’angolo.

Vittorioso, il nuovo campione Tyson Fury sul ring – neanche fosse Rocky – dedica alla moglie una sdolcinata canzone degli Aereosmith. Un campione duro e puro dal cuore tenero.

 

Filippo Petrocelli

 

Dettagli
Scritto da Filippo Petrocelli
Categoria: Prima pagina
Pubblicato: 02 Dicembre 2015
  • Sport da combattimento
  • Indietro
  • Avanti

Articoli in archivio

Articoli più letti

  • "Boxe contro l'assedio": in Palestina non si smette mai di combattere
  • Tra Valencia e Gotham City
  • Il cerchio degli intoccabili si è rotto: un bilancio sulla boxe in Italia dopo il disastro della spedizione olimpica
  • Sostenere il Celtic: coscienza di classe e identità politica
  • Metti un giorno, per caso, l'FA Cup in Italia (con tabellone!)
  • Quando tradizione e ribellione convivono: intervista a un tifoso della Royale Union Saint-Gilloise
  • Tuonati con Stile. Vita da hooligan oltre la grigia Bassa Sassonia
  • Chi siamo
  • Grecia: come l'estrema destra si è insediata sugli spalti
  • "Questa finale non s'ha da fare", ovvero l'eterna arroganza di Israele
  • Sei qui:  
  • Home
  • Sport popolare
  • Prima pagina
  • Un nuovo campione del mondo

                Licenza Creative Commons

Back to Top

© 2025 Sport popolare

In questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.