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Colpi e leggende: una storia italiana della boxe

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cover libro Trinca

Quello che manca oggi nell’editoria italiana è una sana storiografia sportiva. Qualcosa che vada oltre il tono dello storytelling, che racconti e sistematizzi i fatti, prima delle opinioni e delle narrazioni. Testi non necessariamente rivolti all’accademia – in grado quindi di parlare a tutti – capaci però di utilizzare il metodo storico come bussola e direzione.

Colpi e leggende. Storia della boxe italiana di Marvin Trinca, edito dai tipi di Rogas Edizioni, si muove virtuosamente in questo solco e prova a riempire il vuoto.

Non è un caso: Trinca, classe 1988, livornese, insegnante, è laureato in storia e ha collaborato con la Società Italiana di Storia dello Sport (SISS), maneggiando con sapienza tutto l’armamentario metodologico di questa disciplina.

L’autore racconta la nascita e la diffusione del pugilato in Italia, ma la sovrappone e lega alla più generale storia d’Italia. Lo fa con garbo, senza forzature – quasi come sottotesto – e senza mai sentire il bisogno di costruirci intorno teorie o filosofie complesse.

Per dirla con Braudel bilancia sapientemente storia evenemenziale e storia dei fatti che si svolgono in profondità, trasportando chi legge nei rivoli, nelle tragedie e nelle imprese delle sedici corde e dell’Italia novecentesca. Nei suoi momenti gloriosi e in quelli di infamia.

 

Il lavoro segue un ordine cronologico che disvela l’impianto storiografico del libro, scandendo la diffusione della noble art in Italia in tre momenti precisi: età pionieristica, fascismo e dopoguerra.

Scorre poi parallela a questa macro-storia nazionale, una micro-storia più locale, in cui viene dato lustro alle eccellenze cittadine e regionali di cui è composto il pugilato italiano (Milano, La Spezia, Roma, la Toscana, Ancona, solo per fare alcuni esempi). E questa è un’altra intuizione rilevante, in un sistema sportivo in cui spesso i comitati regionali determinano più del vertice federale le sorti delle sedici corde. Perché in Italia la boxe resta, in fondo, la somma di tante piccole vicende locali.

Oltre ai dati, ai crocevia temporali e agli eventi epocali non mancano la narrazione pura, gli aneddoti, necessari per rendere il testo fruibile e accattivante per un pubblico più generalista. Scorrono quindi palestre e campioni, sfide e cinture, uomini e donne capaci di lasciare il segno non solo sul quadrato e non solo con i pugni.

Centrale il ruolo di Milano nella nascita della Federazione Pugilistica Italiana (FPI) nel 1916, così come dirimente è il germinare di palestre e club che colpiscono fra fine Ottocento e inizio Novecento il capoluogo meneghino, vera avanguardia per l’Italia del ring. Ci sono figure confuse fra il mito e la leggenda, giovani rivoluzionari che somigliano ad artisti maledetti e bohémien, le cui vite bruciano veloci ma che lasciano comunque il segno come la storia di Pietro Boine, forse il personaggio più iconico della fase pionieristica e primo campione italiano dei massimi riconosciuto dalla FPI.

È poi molto ben analizzato il rapporto fra fascismo e pugilato, dall’esaltazione di Michele Bonaglia e Primo Carnera, al culto di Erminio Spalla, all’avversione dichiarata del regime verso il “meticcio” Leone Jacovacci, capace di rovinare la narrazione dominante in tempi di leggi razziali.

Ci sono poi i grandi campioni del dopoguerra: la tragica vicenda di Mitri, le divergenze umane e stilistiche fra Mazzinghi e Benvenuti, c’è l’Excelsior Marcianise, c’è la storia di Sumbu Kalambay e la carriera dell’immenso “Sparviero” Patrizio Oliva, il fulmine Parisi, fino ad arrivare alle medaglie olimpiche di Irma Testa.

C’è quell’atmosfera sublime che si respira in ogni riunione di pugilato di periferia, quando attorno ai maestri più saggi si raccolgono capannelli di appassionati, pronti ad ascoltare imprese e storie di ring in cui è impossibile distinguere il mito dalla leggenda.

Grazie a Trinca insomma il pugilato torna a essere nazional-popolare – nell’accezione più positiva e gramsciana del termine – e diventa uno specchio lucente in cui scorgere la storia d’Italia e vizi e virtù degli italiani. Perché ancora una volta le imprese sportive raccontano meglio di tante parole e molti romanzi il mondo così com’è.

 

Filippo Petrocelli

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Scritto da Super User
Categoria: Recensioni
Pubblicato: 30 Settembre 2025
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