
Ciro Romano l’autore del libro Jongobloed, il romanzo del tabaccaio edito da Garrincha Edizioni, l’ha detto in modo esplicito, è incredibile che nessuno prima di lui abbia pensato di scrivere qualcosa su una delle vite più romanzesche del calcio. Personalmente prima di lui ne avevo accennato la biografia nella serie di biografie di Estremi Difensori, ma io stesso sorpreso dell’esistenza della sua sola autobiografia in lingua olandese mi ero posto il quesito. Allorché si può dire che questo libro è il più accurato e organico nella descrizione del portierone olandese. E poco non è nonostante il format delle figurine di Garrincha posso limitare lo scrittore, ma oggettivamente il buon Ciro Romano riesce nell’impresa di contemplare la romanzesca vita insieme alle sue fortune di giocatore.
Se esiste un dio del calcio, chi se non lui può decidere di mettere in quella macchina perfetta dai più soprannominata l’arancia meccanica, un portiere piuttosto modesto? Il fato fa sì che Jan sia al posto giusto al momento giusto e pronto quando doveva. E non mi sembra poco per una leggenda come lui. Però su di lui come sempre accade pende una specie di damnatio memoriae: portiere bravo con i piedi ma scarso nel resto. Ecco chi vi scrive ha cercato di vedere quante più immagini di partite di Jan e quel che ne esce è un portiere tutt’altro che modesto per l’epoca, ovvio non giganteggiava come altri illustri colleghi stranieri ma senza dubbio meritava la Nazionale e soprattutto di essere considerato tra i migliori d’Olanda. Bravissimo nel far ripartire l’azione – anche con palla a terra e fuori area – talento che come dice Romano, in realtà nelle fasi finali del mondiale usa poco, ma usa invece moltissimo nei suoi club. È oggettivamente bravo nelle uscite alte, non ne blocca una ma riesce a essere sempre tempestivo ed efficace, sicuramente una super nota meritoria. Tra i pali non eccelle ma para, e lo fa goffamente ma oggettivamente para il parabile. A tratti tra i pali mi ricorda un altro Jan, Tomaszewski, il polacco con cui condivide certamente anche la sua personale etichetta di pippa (indebitamente per entrambi aggiungo io). Unica grande differenza tra i due è la mole, Jan l’olandese è piccolo, Tomaszewski è un gigante.
Per il ribattezzato portiere-tabaccaio il calcio ha il giusto interesse, relegato sicuramente dopo la pesca e le donne e detto da un due volte vicecampione del mondo fa un po’ sorridere e pensare. Ah, le sigarette dimenticavo, perché il suo tabagismo è croce e delizia di un’epoca ma anche della sua storia di portiere. La sua sfortuna e la sua grandissima fortuna. Due delle tre grandi passioni che lo univano in modo indissolubile al Pelè Bianco, suo connazionale e poi amico Johan Cruijff. Pare che questo abbia conosciuto e apprezzato Jan proprio nella sua tabaccheria di Amsterdam e ne fu rapito. Questo fece si che Johan lo scelse a dispetto del suo antagonista un altro Jan, Jan van Beveren nemico giurato di Cruijff e di tutto il suo entourage manageriale.
Boh, è probabilmente vero ma a me piace molto di più la versione che vede preferito Jongobloed a van Beveren perché più duttile e consono al gioco dell’Olanda e all’idea di calcio di Rinus Michels. Ultimo ma non meno importante specie per i lettori del nostro blog, Jan Jongobloed è stato (morto nel 2023) probabilmente uno dei calciatori più a sinistra nella storia del calcio, comunista figlio di comunisti che fecero la resistenza, emblema e simbolo in campo della squadra più operaia e rossa d’Europa come la FC Amsterdam (ora ahimè scomparsa).
Insomma, la storia di Jongobloed è una storia incredibile di quelle che nel calcio moderno, non solo non se ne sentono più ma che si è smesso financo di pensare.
Per questo il ringraziamento a chi ha scritto e a chi ha deciso di pubblicare questo bellissimo ritratto.
Daniele Poma
