• Home
  • Sport popolare
    • Editoriale
    • Prima pagina
    • Eroi del popolo
    • Fuori dal campo
    • Eventi
  • chi siamo
  • catalogo
  • recensioni
  • interviste
  • contatti

Heartland e Black Boy Fly. L’irresistibile ascesa di Major Taylor

  • Stampa
  • Email

cover Heartland

Data l’assenza dal blog, oggi cerchiamo di recuperare proponendo ben due recensioni…

Heartland pubblicato nel 2013 da 66thand2nd è scritto magistralmente da uno dei massimi autori del realismo sociale, Anthony Cartwright degno collega di “corrente di pensiero” del ben più famoso regista Ken Loach. Descrivere brutalmente quel coacervo di vissuti che è l’Inghilterra degli anni 2000 (e precisamente siamo nel Black country), con la durezza della sua realtà deindustrializzata e in forte declino demografico, economico e sociale e il portato di tutti suoi annessi e ancillari problemi, come razzismo e individualizzazione, come uno spettro che si aggira nel paese britannico.

La forza descrittiva è feroce e commovente allo stesso tempo come in quasi tutti i libri di Cartwright che ho letto (con l’Atletico abbiamo avuto l’onore di conoscerlo durante la presentazione di un altro suo libro con noi). Inoltre, il libro parla del periodo storico post attacco alle Torri gemelle e con una vivida sensazione di una fine del modello occidentale e l’insorgere del nuovo fanatismo islamico. Bengalesi, indiani da una parte gli inglesi dall’altra turpiloquiati dal partito xenofobo British Party. Nel mezzo Bob ex calciatore professionista di bassa lega, nipote del consigliere distrettuale del partito laburista. Lui ci regala una serie di commenti sul calcio da portarsi dentro, la sua figura così centrale ma anche schiva fa affezionare il lettore. Non troppo a sinistra ma molto umano.

La trama si svolge magistralmente in tre atti anzi potremmo assolutamente dire in tre partite che si intrecciano: la prima quella tra Inghilterra e Argentina durante i mondiali nippo-coreani; l’altra tra i ragazzi del quartiere divisi tra la squadra locale e nuovi abitanti quasi tutti di estrazione bengalese, cingalese o indiana. I primi sostenuti per ragioni razziali dai giovani camerati del BN. Bob nonostante sia interessato solo a giocare e divertirsi si ritrova tra le file dei bianchi, nonostante avesse intuito l’idea dei camerati di infiltrarsi nelle menti dei giovani calciatori utilizzando lo sport. Dalla parte opposta non ha nemici anzi li si trova uno dei suoi migliori amici, Zubair. L’altro filone o meglio l’altra partita che si gioca è quella della rielezione nonostante il clima torbido e xenofobo, del consigliere laburista nonché zio di Bob. Trovatosi in campagna elettorale a maneggiare il cambiamento razzista dei suoi stessi concittadini.

Il libro è per noi bellissimo tanto da averlo recensito due volte, ma a volte ci sono libri che spiegano la realtà di disgregazione sociale e xenofobia strisciante molto meglio delle tribune politiche.

 

Black Boy Fly. L’irresistibile ascesa di Major Taylor di Marco Ballestracci racconta la straordinaria vicenda sportiva e umana di Marshall Walter “Major” Taylor, campione mondiale di ciclismo su pista nel 1899 e uno dei primi grandi atleti afroamericani della storia dello sport mondiale. La ricostruzione storica come sempre nei libri di Ballestracci è accurata come la sua qualità narrativa. Il punto è anche aver fatto riemergere un personaggio di cui a volte la storia sotterra la memoria. Senza Taylor forse la storia del ciclismo avrebbe avuto un altro corso. O dello sport in generale, perché Marshall è il primo (il secondo dopo il boxer Dixon in realtà) campione afroamericano della storia.

Immaginate che siamo in America di fine Ottocento, formalmente libera dalla schiavitù ma ancora profondamente segnata dalla segregazione razziale, qui il giovane Major Taylor emerge come un fenomeno del ciclismo capace di battere sistematicamente gli avversari bianchi. La storia della sua vita da fenomeno da strada (quasi un circense), a magazziniere fino all’esordio come professionista al Madison Square Garden. Tra insulti, discriminazioni, ingiustizie, aggressioni e continui tentativi di emarginazione, riesce a conquistare il titolo mondiale e a diventare un simbolo di riscatto per tutta la sua comunità di Indianapolis e non solo.

Apprezzatissimo è anche la presenza della musica afroamericana come sottofondo culturale della narrazione, che contribuisce a creare atmosfera e profondità storica. Senza dubbio uno dei lavori più belli di Marco.

Ad maiora!

 

Daniele Poma

 

Dettagli
Scritto da Super User
Categoria: Recensioni
Pubblicato: 26 Agosto 2026
  • Libri, dischi, passioni
  • Indietro
  • Avanti

Articoli in archivio

  • Sei qui:  
  • Home
  • recensioni
  • Heartland e Black Boy Fly. L’irresistibile ascesa di Major Taylor

                Licenza Creative Commons

Back to Top

© 2026 Sport popolare

In questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.