
Vincere a Roma. L’indimenticabile impresa di Abebe Bikila dello scrittore francese Sylvain Coher, pubblicato in Italia dalla casa editrice 66thand2nd, è uno dei più bei libri sportivi mai scritti. L’eccezionale prosa e lo stile aggiungono e non tolgono nulla al personaggio di Abebe, né al grandioso merito sportivo di vincere una maratona. La gara delle gare, l’ultima disciplina che chiude da sempre i giochi olimpici. Quella più immaginifica.
Coher adatta la sua prosa al passo instancabile e regolare del maratoneta etiope, un susseguirsi di rettilinei, salite di sanpietrini, le vie millenarie di Roma raccontate alla luce ardente di quel 10 settembre 1960. La fatica, la speranza ha lo stesso ritmo del passare dei chilometri, i tempi sono il respiro di Abebe e dei suoi colleghi in lizza per la vittoria.
Il libro ha lo sorprendente capacità – o meglio lo stile dello scrittore francese – di farti “sentire la polvere in bocca”, l’arsura del corridore, l’enfasi della vittoria. E la fatica estrema del corridore lungo i 42 chilometri crea un lungo monologo interiore con la “piccola voce”. Qui Abebe dialoga continuamente con i suoi pensieri, con il suo padre putativo l’allenatore svedese Niskanen, con sua moglie, col Negus. Pensa, le urla interiori non fermano quei piedi formidabili nudi per l’occasione che accarezzano il basolato di Via Appia come i lunghi rettilinei del Nuovo Raccordo Anulare di Roma.
Nulla scalfisce il suo incedere, la sua rivincita è quella dell’intero popolo etiope che solo 15 anni prima aveva subito le barbarie dei brutali colonizzatori italiani, la rivincita pacifica dell’uomo africano e dell’Africa tutta stuprata dagli ordini e dagli uomini di Mussolini.
Abebe il pastore etiope, soldato dell’esercito etiope, suddito fedele del Negus Neghesti Hailé Selassié I è il primo a passare sotto l’arco di Costantino. Con questa corsa non solo conquistò la medaglia d’oro, ma stabilì anche il nuovo record del mondo con il tempo di 2 ore, 15 minuti e 16 secondi (si ripetè anche 4 anni dopo a Tokio, altro paese ex fascista).
Ancora oggi, su quella via di S. Gregorio campeggia la targa a lui dedicata, perché i romani lo portarono in trionfo, lo amarono follemente per la sua umiltà e determinazione:
ABEBE BIKILA
(1932 – 1973)
MARATONETA ETIOPE
VINCITORE DELLA MARATONA ALLA XVII OLIMPIADE
SULLE STRADE OLIMPICHE DI ROMA MOSTRÒ AL MONDO
IL CUORE E L’ORGOGLIO DELLA SUA TERRA
Parole che sotterrano finalmente quei preconcetti razzisti, perché vent’anni di fascismo – che speriamo non tornino più – avevano logorato le genti ma non il loro cuore.
Leggere questo libro è stata una corsa bellissima.
Daniele Poma
