Nell’estate di 25 anni fa Genova visse una delle pagine più drammatiche...
Nella sua storia quasi centenaria la Coppa del Mondo ha visto la nascita di...
Cuba, da alcuni mesi, sta attraversando uno dei periodi più problematici...
Non posso che iniziare questa recensione con una piccola premessa,...
I fatti storici, molte volte, si ripetono con una frequenza impressionante....
Il grido “Aitor, Aitor, Aitor” rimbomba in tutta La Cartuja, lo stadio di...

Nell’estate di 25 anni fa Genova visse una delle pagine più drammatiche della sua storia. Da giovedì 19 a domenica 22 luglio 2001 il capoluogo ligure fu infatti teatro della cosiddetta “riunione dei grandi della Terra”: evento conosciuto con il termine di G8.
Sappiamo tutte e tutti come andò a finire. Ciò che successe nelle strade della città è sotto gli occhi di chiunque voglia informarsi. In quei vicoli e in quelle piazze si svolse il contro-vertice che vedeva riunite numerose sigle sociali, sotto lo slogan semplice ma efficace che recitava “un altro mondo è possibile”, degli ambiti più diversi: dall’ecologismo al cattolicesimo passando per il movimento per il terzo mondo ma anche tante sigle politiche e sindacali. Molti descrissero questa grande corrente multiculturale e che si auto-organizzava orizzontalmente con il termine “No Global”: parola usata per la prima volta dopo ciò che accadde a Seattle nel novembre 1999.

Nella sua storia quasi centenaria la Coppa del Mondo ha visto la nascita di diverse rivalità. A quelle spiccatamente regionali, si sono aggiunte quelle per questioni meramente sportive e poi anche quelle politiche. Quella tra Argentina e Inghilterra merita un capitolo a parte per la ferocia e l’intreccio di trame in cui si è avvolta nel corso dei decenni, quando veniva rinfocolata da interpreti sublimi in campo, politici spietati e scrittori graffianti.
Sebbene si possa dire che una rivalità come questa sia atavica, esiste una data a cui far risalire la radice di quest’odio ed è il 23 luglio 1966, il giorno dei quarti di finale dei mondiali. Com’era facilmente preventivabile, quella tra Argentina e Inghilterra fu un incontro molto ruvido, d’altronde la Seleciòn, sotto la guida del ct Juan Carlos Lorenzo, aveva abbracciato in toto i dettami del catenaccio e del dogma del “prima non prenderle”.
I padroni di casa provarono da subito a fare la partita, ma i sudamericani che dopo i primi minuti aumentavano gradualmente i giri del proprio motore, puntavano sempre a spezzettare il gioco per rallentare il ritmo degli avversari. Ma la svolta avvenne al trentacinquesimo minuto. A seguito di un fallo fischiato vicino al limite dell’area di rigore argentina, il capitano sudamericano Rattìn, mostrando la fascia si avvicinò verso l’arbitro, il tedesco Krettlein, per chiedere spiegazioni. Ma c’era un problema: il calciatore parlava solo in spagnolo, mentre l’arbitro non conosceva proprio quella lingua e per questo il capitano argentino chiedeva un interprete. L’arbitro si fece impressionare dalla mimica di Rattin e lo espulse senza capire ciò che voleva dirgli!

Cuba, da alcuni mesi, sta attraversando uno dei periodi più problematici della sua storia. La piccola isola del Mar dei Caraibi, che si trova in una posizione strategica all’imbocco del Golfo del Messico e quindi delle coste meridionali statunitensi, è sotto embargo totale imposto dal “democratico” presidente John Fitzgerald Kennedy nel lontano 1962.
Un embargo che ha tolto al governo di La Havana tutti gli aiuti esterni fondamentali nel corso del tempo. L’ultimo di questi è venuto meno dopo la deposizione del presidente venezuelano Nicolas Maduro a inizio del 2026, a seguito di un colpo di stato esterno organizzato per volere dell’attuale presidente statunitense Donald J. Trump.

Non posso che iniziare questa recensione con una piccola premessa, scusandomi con lettrici a lettori per cui magari sarà troppo personale. Per me, leggere Dopone (il “vero nome” dell’autore Giuseppe Ranieri, per chiunque lo conosca bene di persona) è come esserci seduto di fronte al pub davanti all’ennesima birra, ad ascoltare analisi e aneddoti sul calcio sciorinati con quel “velato” accento calabrese e un ritmo incalzante e inconfondibile. E non posso nascondere neanche l’emozione di tornare a scrivere su Sport Popolare, progetto che proprio con Dopone, sotto l’egida della casa editrice Red Star Press, avviammo ormai tantissimi anni fa, poi da me lasciato per gli svariati impegni della vita.
Ma veniamo a noi. Perché anche a chi legge i suoi libri senza conoscerlo, arriva questa sensazione di essere in compagnia di un vecchio amico che ne sa tante e ha voglia di condividerle con te. In questo caso, ovvero quello di Breve storia sociale dei mondiali di calcio (ed. Milieu), Dopone ripercorre insieme a noi tutte le edizioni dei Mondiali, riuscendo in un duplice intento: quello di farci fare un “ripasso” delle principali vicende sia sul campo che fuori, che magari sapevamo già ma avevamo riposto in cassetti della memoria più o meno a portata di mano, e quello di regalarci storie e aneddoti particolari, a volte anche circondati da un alone di leggenda, che invece ci mancavano.