“Lunga vita al Kurdistan. Potere ai curdi. Libertà per il Rojava. Non...
L’incipit a questa recensione è lo stesso autore a suggerirmela, imbeccato a...
Ciro Romano l’autore del libro Jongobloed, il romanzo del tabaccaio edito da...
Ahmed Obaid è il nuovo campione italiano dei pesi mosca (51 kg). È di...
Il pugilato come riscatto. Come rivincita. Forse la favola più bella che il...
Il quartiere di San Lorenzo, fin dalla sua fondazione alla fine del XIX...

“Lunga vita al Kurdistan. Potere ai curdi. Libertà per il Rojava. Non accettiamo quello che sta accadendo nel Kurdistan occidentale. Lunga vita al Kurdistan”. Ha gridato così Agit Kabayel, dopo la vittoria del titolo mondiale ad interim dei pesi massimi del World Boxing Council (Wbc).
In altri tempi sarebbe stato chiamato sfidante al titolo, contender, oggi si preferisce dargli una cintura “fittizia” in attesa della sfida iridata contro il vero campione dei massimi Oleksander Usyk. Stranezze della boxe contemporanea e del proliferare di cinture, ma poco importa. Non è questo l’argomento. C’è ben altro.
Perché le dichiarazioni infuocate di fine incontro hanno surclassato e ridimensionato, in un certo senso, quanto accaduto durante il combattimento.
Sul ring il polacco Damian Knyba, l’avversario, si è difeso come ha potuto cercando di arginare l’irruenza di Kabayel, l’incontro potrebbe essere riassunto così. Sul finire del terzo round l’intervento arbitrale ha decretato il ko tecnico, risparmiando al polacco una punizione troppo severa. Il dislivello fra i due era ormai evidente, con Knyba rigido, in piedi a fatica, pressato dai colpi potenti di Kabayel.

L’incipit a questa recensione è lo stesso autore a suggerirmela, imbeccato a usa volta da un’ormai celebre definizione delle opere letterarie dei Wu-Ming, ossia “Un Oggetto Narrativo Non Identificato”.
E sì perché Il Sutra del pallone di cuoio di Carlo Miccio edito da Rogas è proprio questo, una categoria letteraria a sé stante con elementi di narrativa, finzione e saggistica tutti mescolati a riferimenti spirituali e calcistici. Autofiction? Anche. Ma non come dicono giustamente i Baustelle in Spogliami: “Tuttavia è meglio il nucleare dell’autofiction scritta male”.
Quindi leggendo Carlo Miccio si può star certi che il desiderio dell’olocausto nucleare è lontano e anzi il libro brama di essere letto.

Ciro Romano l’autore del libro Jongobloed, il romanzo del tabaccaio edito da Garrincha Edizioni, l’ha detto in modo esplicito, è incredibile che nessuno prima di lui abbia pensato di scrivere qualcosa su una delle vite più romanzesche del calcio. Personalmente prima di lui ne avevo accennato la biografia nella serie di biografie di Estremi Difensori, ma io stesso sorpreso dell’esistenza della sua sola autobiografia in lingua olandese mi ero posto il quesito. Allorché si può dire che questo libro è il più accurato e organico nella descrizione del portierone olandese. E poco non è nonostante il format delle figurine di Garrincha posso limitare lo scrittore, ma oggettivamente il buon Ciro Romano riesce nell’impresa di contemplare la romanzesca vita insieme alle sue fortune di giocatore.

Ahmed Obaid è il nuovo campione italiano dei pesi mosca (51 kg). È di Ferrara. Ma è anche di Jenin. Perché l’identità è un processo in divenire, in continua costruzione. È dove siamo nati, è dove viviamo. Identità insomma è cultura nel senso antropologico, materiale, del termine. È più di un pezzo di carta. È più di un documento.
Ahmed Obaid italiano e palestinese, palestinese e italiano, ha conquistato la cintura vacante dei mosca il 6 dicembre al Palasport di Ferrara, nella sua città, davanti al suo pubblico, dopo dieci round combattuti con intensità contro Vincenzo Rossi, brianzolo di 34 anni, imbattuto fino alla sfida iridata con 6 vittore di cui 4 prima del limite. Un boxeur potente Rossi, roccioso, che ha saputo combattere fino all’ultimo con orgoglio e tenacia, sospinto da un gruppo di tifosi che non lo ha mai abbandonato, neanche nei momenti critici del combattimento.
Durante le dieci riprese il pugile estense ha controllato sempre con il jab, si è mosso tanto – mostrando per altro un’ottima tenuta atletica – è uscito con grazia dai tentativi di Rossi di chiudere la distanza, con un fuoco di sbarramento costante che ha reso difficile la realizzazione dell’unico game plan possibile per il brianzolo – più basso e potente – che non aveva altra strada se non quella di portare il combattimento sul testa a testa. Il risultato è stato tanto evidente che i giudici hanno assegnato tutte le riprese al pugile di casa con verdetto unanime.