Mentre per le strade esplode una rabbia giovane che travolge gli ultimi mesi...
Nell’anniversario della nascita di Lev Yashin, pubblichiamo un estratto del...
Vincere a Roma. L’indimenticabile impresa di Abebe Bikila dello scrittore...
I guantoni al centro del ring. Lo stadio gremito che applaude. Sotto i...
Data l’assenza dal blog, oggi cerchiamo di recuperare proponendo ben due...
Nell’estate di 25 anni fa Genova visse una delle pagine più drammatiche...

Mentre per le strade esplode una rabbia giovane che travolge gli ultimi mesi dell’ancien régime di Emmanuel Macron, gli stadi sono attraversati da tensioni e contraddizioni che riproducono la polarizzazione della società transalpina, divisa fra chi solidarizza con le rivolte e chi le condanna.
La Francia è sicuramente il paese europeo dove è più netta la contrapposizione fra destra radicale e sinistra radicale, con i due estremi dello schieramento parlamentare – Rassemblement National e La France Insoumise – a dettare l’agenda politica e a contendersi la futura presidenza in uno scontro che appare qualcosa di più di una semplice elezione.
Ma come hanno reagito i “ragazzi da stadio” alle rivolte? Molti sono i gruppi ultras che hanno espresso vicinanza ai giovani in lotta con striscioni e prese di posizione inequivocabili: South Winners (Olympique Marsiglia), Collectif Ultras Paris (PSG), Green Angels (Saint Etienne), Red Kaos (Grenoble), Red Tigers (Rc Lens), Ultras Marine (FC Girondins de Bordeaux), Tribune Rino Della Negra (Red Star FC). Sono le curve tradizionalmente orientate – almeno in parte – a sinistra, in cui pratiche come l’antirazzismo e l’antifascismo sono patrimonio comune.

Nell’anniversario della nascita di Lev Yashin, pubblichiamo un estratto del libro Breve storia sociale dei Mondiali di calcio di Giuseppe Ranieri, uscito per Milieu Edizioni
Ci sono calciatori che riescono a diventare il simbolo del proprio club, altri anche della propria Nazionale o addirittura di un intero ciclo generazionale… E poi c’è Lev Yashin che rappresenta tutt’ora un’unicità, essendo un mito per chiunque si approcci al ruolo del portiere, non solo per il movimento calcistico russo ma anche per tutta quell’umanità che per decenni ha coltivato (e sotto sotto magari ci spera ancora) l’idea del riscatto degli ultimi e della vittoria del proletariato mondiale. Tutte queste categorie trovavano nel portierone sovietico un simbolo di umiltà, rivincita e semplicità, lontanissimo dagli standard dei calciatori odierni.
Infatti Yashin era solito fumare una sigaretta per allentare la tensione e bere un drink forte per tonificare i muscoli. Nato da una famiglia umile, nessun altro atleta come il “Ragno nero” rappresentò l’ideale dell’uomo nuovo sovietico che accettava di confrontarsi all’interno di quella che era una contesa capitalista come il calcio, ma rivoluzionandone il sentito comune e riuscendo spesso a prevalere.

Vincere a Roma. L’indimenticabile impresa di Abebe Bikila dello scrittore francese Sylvain Coher, pubblicato in Italia dalla casa editrice 66thand2nd, è uno dei più bei libri sportivi mai scritti. L’eccezionale prosa e lo stile aggiungono e non tolgono nulla al personaggio di Abebe, né al grandioso merito sportivo di vincere una maratona. La gara delle gare, l’ultima disciplina che chiude da sempre i giochi olimpici. Quella più immaginifica.
Coher adatta la sua prosa al passo instancabile e regolare del maratoneta etiope, un susseguirsi di rettilinei, salite di sanpietrini, le vie millenarie di Roma raccontate alla luce ardente di quel 10 settembre 1960. La fatica, la speranza ha lo stesso ritmo del passare dei chilometri, i tempi sono il respiro di Abebe e dei suoi colleghi in lizza per la vittoria.
Il libro ha lo sorprendente capacità – o meglio lo stile dello scrittore francese – di farti “sentire la polvere in bocca”, l’arsura del corridore, l’enfasi della vittoria. E la fatica estrema del corridore lungo i 42 chilometri crea un lungo monologo interiore con la “piccola voce”. Qui Abebe dialoga continuamente con i suoi pensieri, con il suo padre putativo l’allenatore svedese Niskanen, con sua moglie, col Negus. Pensa, le urla interiori non fermano quei piedi formidabili nudi per l’occasione che accarezzano il basolato di Via Appia come i lunghi rettilinei del Nuovo Raccordo Anulare di Roma.

I guantoni al centro del ring. Lo stadio gremito che applaude. Sotto i riflettori Katie Taylor che saluta con il sorriso discreto. È stato il suo ultimo incontro quello contro Flora Pili, gli ultimi colpi della pugile più influente del XXI secolo.
La scenografia è quella delle grandi occasioni, con il Croke Park di Dublino gremito e tutto organizzato nei minimi particolari. Un evento pop e popolare, in cui musica, sport e intrattenimento si sono fusi con l’obiettivo, neanche troppo velato, di realizzare un evento capace di rimanere impresso nella storia dello sport irlandese e mondiale.
Un investimento economico notevole da parte di Eddie Hearn, l’organizzatore, con una serie di sponsor importanti che hanno svelato il grande movimento di capitali attorno a questo evento. È tutto bello, emozionante, ma si vede che è mosso da colossali investimenti.