
Non posso che iniziare questa recensione con una piccola premessa, scusandomi con lettrici a lettori per cui magari sarà troppo personale. Per me, leggere Dopone (il “vero nome” dell’autore Giuseppe Ranieri, per chiunque lo conosca bene di persona) è come esserci seduto di fronte al pub davanti all’ennesima birra, ad ascoltare analisi e aneddoti sul calcio sciorinati con quel “velato” accento calabrese e un ritmo incalzante e inconfondibile. E non posso nascondere neanche l’emozione di tornare a scrivere su Sport Popolare, progetto che proprio con Dopone, sotto l’egida della casa editrice Red Star Press, avviammo ormai tantissimi anni fa, poi da me lasciato per gli svariati impegni della vita.
Ma veniamo a noi. Perché anche a chi legge i suoi libri senza conoscerlo, arriva questa sensazione di essere in compagnia di un vecchio amico che ne sa tante e ha voglia di condividerle con te. In questo caso, ovvero quello di Breve storia sociale dei mondiali di calcio (ed. Milieu), Dopone ripercorre insieme a noi tutte le edizioni dei Mondiali, riuscendo in un duplice intento: quello di farci fare un “ripasso” delle principali vicende sia sul campo che fuori, che magari sapevamo già ma avevamo riposto in cassetti della memoria più o meno a portata di mano, e quello di regalarci storie e aneddoti particolari, a volte anche circondati da un alone di leggenda, che invece ci mancavano.

Ciro Romano l’autore del libro Jongobloed, il romanzo del tabaccaio edito da Garrincha Edizioni, l’ha detto in modo esplicito, è incredibile che nessuno prima di lui abbia pensato di scrivere qualcosa su una delle vite più romanzesche del calcio. Personalmente prima di lui ne avevo accennato la biografia nella serie di biografie di Estremi Difensori, ma io stesso sorpreso dell’esistenza della sua sola autobiografia in lingua olandese mi ero posto il quesito. Allorché si può dire che questo libro è il più accurato e organico nella descrizione del portierone olandese. E poco non è nonostante il format delle figurine di Garrincha posso limitare lo scrittore, ma oggettivamente il buon Ciro Romano riesce nell’impresa di contemplare la romanzesca vita insieme alle sue fortune di giocatore.

Quello che manca oggi nell’editoria italiana è una sana storiografia sportiva. Qualcosa che vada oltre il tono dello storytelling, che racconti e sistematizzi i fatti, prima delle opinioni e delle narrazioni. Testi non necessariamente rivolti all’accademia – in grado quindi di parlare a tutti – capaci però di utilizzare il metodo storico come bussola e direzione.
Colpi e leggende. Storia della boxe italiana di Marvin Trinca, edito dai tipi di Rogas Edizioni, si muove virtuosamente in questo solco e prova a riempire il vuoto.
Non è un caso: Trinca, classe 1988, livornese, insegnante, è laureato in storia e ha collaborato con la Società Italiana di Storia dello Sport (SISS), maneggiando con sapienza tutto l’armamentario metodologico di questa disciplina.
L’autore racconta la nascita e la diffusione del pugilato in Italia, ma la sovrappone e lega alla più generale storia d’Italia. Lo fa con garbo, senza forzature – quasi come sottotesto – e senza mai sentire il bisogno di costruirci intorno teorie o filosofie complesse.
Per dirla con Braudel bilancia sapientemente storia evenemenziale e storia dei fatti che si svolgono in profondità, trasportando chi legge nei rivoli, nelle tragedie e nelle imprese delle sedici corde e dell’Italia novecentesca. Nei suoi momenti gloriosi e in quelli di infamia.

L’estate, di solito, rinnova un po’ in tutti quella voglia di leggere, un riavvicinamento trasversale alla gioia di sfogliare un bel libro.
Eppure, l’Italia è tra gli ultimi paesi europei in fatto di lettori e percentuali di acquisto di libri (un milione di libri l’anno in meno) e chiudono non so quante libreria (mille negli ultimi 10 anni). In alcune regioni del sud molte librerie non hanno distribuzione e le librerie indipendenti soffrono.
Il libro ha perso quella centralità come oggetto di svago e passione (come la fruizione è cambiata nel tempo con l’avvento degli ebook). In Italia si legge sempre meno e con sempre meno qualità, mentre leggono di più i lettori già accaniti e voraci.
C’è una forbice enorme tra chi legge a malapena un libro e chi una ventina l’anno. Anche in questo ambito la società italiana si polarizza.