
Probabilmente in questi cinque anni di avventura con sportpopolare.it, il più grande rimpianto che ho è legato alla Lokomotiv Flegrea: sarei dovuto andare ad assistere alla loro festa-promozione nell’aprile del 2018, ma all’ultimo il passaggio su blablacar con cui mi dovevo dirigere a Napoli (maledetta precarietà!) mi diede pacco. Ebbi modo di incontrare i ragazzi un paio di mesi dopo alla festa di compleanno del Quartograd e mi scusai con loro, ma alla fine dovevo scusarmi con me stesso per aver perso l’occasione di respirare la passione che sanno trasmettere. Rimanemmo che sarei andato a trovarli il prima possibile, ma tra cambiamenti che hanno sconquassato la mia vita (maledetta precarietà Atto Secondo) e il lockdown non mi è stato possibile. Perciò quando ho letto il loro comunicato di sospensione ci sono rimasto, ho deciso di contattarli e il risultato è stata quest’intervista tanto lunga quanto interessante e per certi versi scomoda, che merita di essere letta e analizzata.

Nel pieno della crisi pandemica da Covid-19 molti esponenti del mondo calcistico nostrano dicevano che la ripresa del campionato avrebbe aiutato ad arrivare a quell'agognato “ritorno alla normalità”. Purtroppo per loro, però, tutto questo non è avvenuto e i fatti sono qui a dimostrarlo.
A parte il fatto della tristezza immane degli stadi vuoti e desolati vi è un altro fattore che rende questa ripresa del campionato molto lontana dal calcio che molti di noi conoscono. Da qualche giorno, infatti, sono vari gli articoli usciti per mettere in chiaro che durante questo campionato post pandemia vi è stato un crollo anche degli spettatori medi a giornata.
I numeri sono impietosi da questo punto di vista: 2,5 milioni di spettatori in meno durante ogni turno calcistico che hanno fatto abbassare lo share generale di circa il 40%. Secondo i ben informati questo crollo è dovuto, soprattutto, all'eccessivo numero di partite ravvicinate tra loro e agli orari improponibili in cui si gioca.

Cosa sono esattamente gli e-sport?
Per e-sport si intendono tutte le competizioni nazionali o internazionali svolte su titoli videoludici. Può essere e-sport sia il torneo di FIFA che quello di “League of Legends”.
Riusciresti a tracciare una breve storia del movimento e anche di Powned?
Il tutto nasce oltre vent’anni fa, anzi direi che nasce con la nascita dei videogiochi, anche se è indubbio che un cambiamento epocale c’è stato negli anni Dieci, perché hanno cominciato a interessarsi realtà più grandi, è aumentato a dismisura il numero dei giocatori e perché internet è arrivato in forma capillare un po’ ovunque, cosa che mancava anche nel decennio precedente. Perché comunque la base per gli e-sport non è tanto o non solo il videogioco, ma una connessione internet, perché anche per i tornei offline, cioè con tutti i giocatori nello stesso posto, la connessione resta imprescindibile.

Torino: la città della Mole, della lotta No Tav e di molti spazi antagonisti che, ognuno a modo proprio, portano avanti quel concetto di resistenza a noi tanto caro. Da alcuni anni però, dalle parti del capoluogo piemontese, si sta sviluppando fortemente anche un altro ambito che potremmo tranquillamente definire come “militante”: quello dello sport popolare.
Dalla Dynamo Dora rugby fino alla neonata ASD Aurora Vanchiglia sono molti gli esempi che si possono fare da questo punto di vista. Per unire tutte le realtà sportive popolari torinesi, poche settimane fa, è stata creata una vera e propria rete chiamata Torino Sport Pop.