
Spesso menzionata, ma poco compresa, la storia dell’Irlanda è dura e complessa quanto ricca e stimolante. Il calcio, come spesso accade, è un potente strumento per comprendere la società e le questioni storiche. Il Celtic Glasgow e i suoi fan più fedeli non fanno eccezione.
Fondato da immigrati irlandesi, il Celtic Glasgow, sebbene abbia sede in Scozia, è un perfetto riflesso della storia dell’Irlanda. Ma se il club è ancora sensibile a determinate cause, il Celtic – come quasi tutti i club professionisti – è diventato una società il cui scopo principale è il profitto. Garante della tradizione, del fervore e della passione, la Green Brigade viene spesso ammirata dal 2006 per i suoi messaggi forti. Attraverso tredici anni di vita di questi ultras, torniamo sulla storia di una nazione e di un club che non è meno popolare e mitico.

Nel 1949, alla periferia della capitale libanese di Beirut, iniziò la costruzione del campo profughi di Shatila per dare un rifugio a migliaia di palestinesi in fuga dalla repressione sionista in Israele. Oggi, anche a causa dell'alto numero di rifugiati sfuggiti dalla guerra in Siria, circa 25.000 persone vivono in questo campo grande appena un chilometro quadrato.
In questo contesto undici ragazze tra i 15 e i 20 anni, nate e cresciute a Shatila, sono riuscite a conquistarsi il proprio spazio di libertà sul campo giocando a basket, grazie alla polisportiva Real Palestine Youth F.C. fondata da Captain Majdi, anche lui rifugiato palestinese. In un ambiente come quello di Shatila lo sport assume un ruolo fondamentale, aiutando gli adolescenti ad adottare uno stile di vita sano e positivo, fornendo loro gli strumenti necessari a prendere il controllo delle loro vite e incoraggiandoli ad analizzare con occhio critico le questioni sociali che li riguardano.

Era sin da quando fu preannunciata la sua uscita che aspettavo l’occasione adatta per vedere Istanbul United, e pur non essendo potuto andare all’Offside Film Festival per colpa del lavoro ho sottoscritto l’abbonamento in modo da poter vedere ugualmente questo docufilm, insieme ad altri prodotti di pregevole qualità. Senza alcun dubbio o tentennamento posso affermare che l’attesa non è stata delusa, il film infatti è l’ideale per chi è appassionato del mondo ultras e del suo corollario di scontri, delle proteste di piazza e di ogni loro potenziale intreccio.

Oggi sono 14 anni senza Federico Aldrovandi. La mattina del 25 settembre 2005 Aldro veniva massacrato da quattro poliziotti che gli provocarono 54 lesioni corporali «ciascuna delle quali suscettibile di autonomo procedimento penale» come scrissero i giudici durante il processo.
La tua, purtroppo, non è stata l’ultima di una lunga serie di morti quanto meno sospette, caro Aldro. Se i tuoi genitori, mamma Patrizia e papà Lino, non si fossero operati nel denunciare quanto pubblicamente accaduto probabilmente, al giorno d’oggi, il tuo sarebbe stato semplicemente un caso misterioso, in cui i sospetti di tutti non riescono a tramutarsi in certezze.