
Dopo l'ultima giornata di febbraio, è giunta l'ora di fare una nuova panoramica sull'andamento in campo delle compagini del calcio popolare. Sta arrivando la primavera, nonostante il clima tempestoso di questo fine settimana, e con essa gli sprint finali di tutti i campionati. È il momento in cui bisogna tirare fuori ogni briciola di energia, gettare il cuore e le gambe oltre l'ostacolo, superare i propri stessi limiti come alcune squadre hanno già fatto nelle stagioni scorse, centrando imprese pazzesche. Diversamente dal solito l'analisi non procederà dalla categoria più alta a quella più bassa, ma andrà per obiettivi, da chi lotta per le primissime posizioni a chi arranca in fondo alla classifica. Vediamo quindi una fotografia della situazione attuale e delle possibili gioie (e dolori...) che possono arrivare in questo finale di stagione.

“Gioca col cuore! Dai Inter gioca col cuore!”.
L’avrò urlato a squarciagola almeno 100 volte dagli spalti di San Siro, teatro ultratrentennale (anche se oggi le mie sortite sono meno assidue) della mia passione malata per i colori neroblu e per il football. Con quella sensazione di eterna palpitazione mista a brividi, a metà tra il caldo e il freddo, che mi accompagna fremente nel sostenere la mia squadra.
Stessa sensazione che provo tutt’oggi quando calco un campo da gioco. Magari meno curato di quello del “G. Meazza” (anche se qualcuno più schizzinoso potrebbe opinare), ma palcoscenico di emozioni spesso difficili da descrivere. Il silenzio teso e concentrato degli spogliatoi nel pre-partita, la sacra e solenne consegna delle divise da gioco, l’uscita sul campo per il riscaldamento. Il contatto degli scarpini con il terreno pesante e umido dà sempre quella sensazione di battaglia, di unione. Poi il rientro negli spogliatoi, con l’appello dell’arbitro panciuto di turno, e di nuovo in campo, in fila indiana parallela a quella degli avversari. Tinte multicromatiche che si mescolano tra le due compagini, sguardi tesi e urla di incitamento che portano a centrocampo per salutare i 15-20 accoliti tra amici, fidanzate, paesani annoiati, giunti a sostenerti. Si prende infine posizione sul campo, chi in difesa a guardare le spalle dei compagni, chi a centrocampo per far girare il gioco della squadra, chi in attacco per cercare di finalizzare e far esplodere di gioia tutti. Giocatori, tifosi e dirigenti.

A parte la splendida impresa realizzata dal Leicester di Claudio Ranieri, la giornata di Premier League appena archiviata verrà ricordata a lungo per la prima (ma a quanto pare non lʼunica, perché destinata a essere riproposta) protesta realizzata dai tifosi del Liverpool, capitanati dai gruppi “Spion Kop” e “Spirit of Shanky” allʼinterno del mitico “Anfield Road”, per via dellʼaumento del prezzo dei biglietti che dalla prossima stagione raggiungerà lʼesorbitante cifra di 77 sterline, vale a dire oltre 100 euro, a dispetto delle 59 che si pagavano fino a questʼanno, vale a dire un aumento allʼincirca del 30%; mentre il prezzo dellʼabbonamento schizzerebbe alle stelle, arrivando addirittura a 1.029 sterline. Così nel match di sabato contro il Sunderland, dopo lʼesposizione di vari striscioni con messaggi di questo tenore: “Tifosi, non consumatori!” e “£nough is £nough”, in sostanza “ne abbiamo abbastanza” nellʼambito della campagna “Amo la squadra – Odio i prezzi #WalkOutOn77”; si calcola che oltre 10.000 spettatori abbiano abbandonato lo stadio al settantasettesimo minuto per protestare contro quella che si è rivelata una delle principali piaghe del calcio dʼoltremanica, almeno per quello che concerne questʼultimo decennio.

Immaginate la vostra squadra del cuore nel bel mezzo di un cambiamento epocale che definirà i suoi connotati, dalle ambizioni al nome, e immaginate che durante il serrato confronto tra tutte le parti in causa, dopo l'assemblea dei soci, il presidente decida, prima del responso finale, di confrontarsi coi suoi ultras... direttamente nel settore ospiti durante una trasferta. No, non è la continuazione dell'editoriale del lunedì in cui si dava potere alla fantasia, ma è quanto accaduto al Whitehawk F.C., squadra di Brighton, più precisamente di un sobborgo dall'omonimo nome che, dopo aver collezionato tre promozioni negli ultimi quattro campionati, è approdata in Southern Conference, il sesto livello calcistico del campionato inglese, ma non sembra intenzionato a terminare qui la propria scalata, almeno stando alle dichiarazioni dei propri dirigenti che sembrano piuttosto ambiziosi. Proprio per assecondare queste ambizioni il Presidente John Summers aveva dichiarato che per accrescere l'appeal della squadra e superare di slancio la media delle mille presenze alle partite casalinghe, sarebbe stato necessario un cambio di nome, includendo possibilmente quello della città d'appartenenza, Brighton City per l'appunto.