
Da un poʼdi tempo non parlavamo di quello che succede sotto canestro, per la precisione da quando raccontammo lʼassemblea nazionale Zona Rossa tenutasi a Roma nella scorsa primavera, e la nascita poco dopo di una nuova squadra, la Gallo Rosso di Cremona. È quindi giunta lʼora di andare a dare unʼocchiata allʼandamento della stagione delle squadre di basket popolare: una sola, la Lokomotiv Flegrea di Napoli, compete nel campionato Fip, le altre invece sono iscritte ai vari campionati amatoriali. Come avevamo avuto modo di sentire allʼassemblea, nel basket gli ostacoli allʼaccesso ai campionati federali sono ancora maggiori che nel calcio, specie a livello di costi, e quindi la scelta del mondo amatoriale è per certi aspetti obbligata, e per gli stessi motivi questi campionati sono anche spesso di buon livello tecnico e agonistico. Si può tentare adesso un punto della situazione dei campionati, anche se, un poʼ come per i campionati amatoriali di calcio, le informazioni sono a volte frammentarie o difficilmente reperibili, e oltretutto i calendari di gioco più irregolari. Quindi perdonate e correggete eventuali imprecisioni.

Nella realtà in continua espansione del calcio popolare italiano, non bisogna mai dimenticare l'importanza delle realtà che militano nei campionati amatoriali, le quali tra l'altro hanno dato anche un massiccio contributo all'assemblea romana del 5 gennaio. Molteplici i motivi che portano a scegliere di non militare nei campionati federali, ma nelle svariate categorie amatoriali sparse per lo stivale: c'è chi lo fa per rifiuto di partecipare alla Federazione, cosa che significherebbe riconoscere questo organismo così corrotto come il legittimo terreno in cui competere; così come c'è chi compete in queste categorie in attesa di avere le spalle abbastanza larghe. Infine, alcune squadre che hanno una compagine che milita in Federazione conservano anche una o più squadre amatoriali, con il lodevole tentativo, anch'esso in espansione, di mettere su squadre di calcio (per ora a 5) femminile. Negli ultimi tempi abbiamo anche iniziato a ricevere dei giusti appelli a seguire maggiormente l'andamento delle squadre amatoriali, cosa che quindi in una qualche misura ci impegniamo a fare.

Il Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa è una realtà presente sul territorio romano ormai da tantissimo tempo. Nasce con questo nome nel 1988, ma eredita già una tradizione pluridecennale di lotte per il diritto allʼabitare, in cui sostanzialmente si occupano stabili, pubblici o privati, lasciati vuoti e abbandonati, per mettersi un tetto sopra la testa nel momento in cui non ci si può più permettere un affitto o un mutuo; facendo ciò si mette anche automaticamente in piedi una vertenza con le autorità politiche per porre fine a questa situazione di eterna precarietà, e quindi per ottenere case popolari a tariffe eque, oppure per poter recuperare e regolarizzare gli stessi palazzi occupati. Detta così sembra facile, ma ovviamente la classe politica è da sempre, ma forse negli ultimi anni in modo ancor più accentuato, asservita ai poteri forti della città, tra cui spiccano proprio i palazzinari. Ragion per cui le soluzioni non vengono mai trovate, si salvaguardano a tutti i costi i profitti e le rendite, si continua a sfrattare chi non può pagare e a lasciare famiglie in mezzo alla strada. Lʼunica risposta data a chi occupa per necessità è spesso la repressione, principalmente sotto la forma dello sgombero.

Senza dubbio un tentativo riuscito, e non era affatto scontato. Anche perché non era certo la prima volta che le esperienze del calcio popolare tentavano di darsi momenti di incontro e discussione: dai campeggi estivi ad altre assemblee, negli ultimi anni era già stato possibile per alcune esperienze conoscersi tra loro, discutere e confrontarsi. Ma questa probabilmente è stata la prima volta in cui la discussione è andata a incidere nel vivo dei temi e delle problematiche che squadre di calcio autorganizzate si vivono quotidianamente. Si è insomma superata la dinamica un poʼ rituale (per quanto anchʼessa forse necessaria in un primo momento) del raccontarsi ognuno la propria storia e del ripetersi quanto progetti simili possano essere belli e importanti sia per costruire un calcio diverso che per interagire con il proprio territorio. Sembra in sostanza che questi punti preliminari siano finalmente assodati e si possano dare praticamente per scontati.